Se ti hanno detto che esercitare la scansione potrebbe aiutarti ad adattarti alla perdita del campo visivo, meriti una risposta chiara su che cosa dicono le prove. Eccola: le parti incoraggianti e le lacune, dette con onestà.
Dopo un ictus che causa un’emianopsia (perdita della stessa metà del campo visivo in entrambi gli occhi), occhi e cervello si possono allenare a compensare: fare movimenti degli occhi più ampi, più rapidi e più organizzati verso il lato cieco, così da cogliere una parte più grande del mondo anche se il campo in sé resta com’è. Si chiama allenamento della scansione compensatoria (o saccadica), ed è l’approccio che usa la maggior parte dei servizi di riabilitazione visiva.
Gruppi di ricerca in Germania e nel Regno Unito studiano la questione da anni. Zihl (1995) ha riportato che le persone con emianopsia che si esercitavano in una scansione sistematica sviluppavano un «campo di ricerca» nettamente più ampio: trovavano le cose più in fretta e ne perdevano meno, senza alcun cambiamento del campo visivo misurato. Pambakian e colleghi (2004) hanno fatto fare a 29 persone con emianopsia un mese di scansione quotidiana a casa: i tempi di ricerca visiva sono migliorati, e in seguito le persone si sono giudicate più autonome nella vita di ogni giorno. Anche qui, il campo visivo in sé non è cambiato.
Quando la Cochrane Collaboration ha esaminato gli studi nel loro insieme (Pollock e colleghi, 2019), il quadro era più prudente: c’erano prove di bassa qualità che l’allenamento della scansione migliori la qualità della vita, e nessuna prova complessiva chiara che, tra uno studio e l’altro, migliori la lettura, la capacità di scansione o le attività quotidiane. Non vuol dire che i risultati dei singoli studi fossero sbagliati; vuol dire che gli studi erano piccoli, diversi tra loro, e che serve una ricerca migliore. Chi ti dice che l’allenamento della scansione è dimostrato sta esagerando; chi ti dice che è inutile ignora gli studi e l’esperienza dei servizi di riabilitazione.
Le linee guida dell’American Heart Association/American Stroke Association per la riabilitazione dell’ictus nell’adulto prendono una posizione intermedia: l’allenamento della scansione compensatoria «può essere preso in considerazione» per migliorare i risultati nella scansione e nella lettura. È il linguaggio prudente che si usa per un trattamento con un meccanismo plausibile, singoli studi promettenti e prove ancora incomplete.
Due cose che vale la pena sapere. Primo: in molte persone un certo recupero spontaneo del campo visivo c’è, per lo più nei primi tre mesi dopo l’ictus, e diventa molto meno probabile dopo sei (Zhang e colleghi, 2006). Secondo: le terapie commerciali di «restituzione» che dichiarano di ricostruire il campo perduto sono scientificamente contestate, e la revisione Cochrane ha trovato prove insufficienti a loro sostegno. Diffida di qualunque cosa ti venga venduta con la promessa di ripristinare la vista. L’allenamento della scansione non fa promesse del genere: ti insegna a usare la vista che hai.
Esercitare la scansione comporta pochi rischi, costa poco ed è in linea con il modo in cui i servizi di riabilitazione già lavorano; e il segnale più forte nelle prove messe insieme è che può migliorare la qualità della vita. Parla con il tuo ortottista, con il terapista occupazionale o con l’équipe riabilitativa per capire se fa al caso tuo, e trattala come un’abilità che si costruisce con una pratica breve e regolare, per settimane: è così che hanno fatto gli studi.
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Scopri Stroke Sight →Questa guida fornisce informazioni generali, non consigli medici, e non diagnostica né cura alcuna condizione. Segui sempre le indicazioni della tua équipe riabilitativa. Stroke Sight e ReWrite sono strumenti di supporto al benessere, non dispositivi medici.